Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

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Qualcuno sostiene che Il Gattopardo sia una risposta ai Viceré di De Roberto, e una frase tratta da una delle ultime lettere di Tomasi di Lampedusa sembra confortare quest’ipotesi:

Mi sembra che [il romanzo] presenti un certo interesse perché mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento; tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell’autore e senza nessun astio, come si trova invece nei Viceré.

Quel che è certo è che i romanzi di entrambi gli autori raccontano la decadenza di una famiglia nobile: I Viceré da un punto di vista morale e fisico, Il Gattopardo da quello economico e politico, in estrema sintesi e senza rendere giustizia a queste due opere.
Il romanzo del Gattopardo comincia una placida mattina di maggio del 1860, la stessa in cui i Mille sbarcarono a Marsala. È affascinante scoprire quante corrispondenze ci siano tra il romanzo di Lampedusa e la storia della sua vita: la nobile, aristocratica famiglia di cui racconta la decadenza porta il nome di un’isola siciliana, proprio come la sua, ossia Salina; il protagonista del romanzo, però, fa il bagno con le spugne che gli sono state gentilmente inviate da Lampedusa.

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