“Purgatorio” di Tomás Eloy Martínez

29-MARTINEZ-Purgatorio-382x600Il titolo fa subito pensare alla Divina Commedia, viene da chiedersi se tra le pagine di Tomás Eloy Martínez ci sia un riferimento a Dante. La conferma di questo rimando è evidente: l’autore ha intitolato i capitoli del libro con dei versi ripresi dal Purgatorio; suonano come degli esergo, tanto sono in linea con la trama e i suoi personaggi.

L’incipit recita:

Simón Cardoso era morto da trent’anni quando Emilia Dupuy, sua moglie, lo incontrò all’ora di pranzo nella saletta riservata di Trudy Tuesday.

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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, un manifesto

Fonte: volanodesign.wordpress.com
Fonte: volanodesign.wordpress.com

C’era una volta Guy Montag, che non aveva un solo dubbio al mondo. Bruciava i libri per lavoro, in un mondo in cui i pompieri venivano chiamati per appiccare il fuoco e non per spegnerlo. In un immaginario futuro, Bradbury colloca una vera e propria dittatura, che impedisce il possesso dei libri, che con vari espedienti fa sì che la gente non possa fermarsi troppo a pensare. Questo classico della letteratura distopica può essere per vari motivi accostato a 1984 di Orwell: entrambi descrivono un futuro nefasto, fatto di tirannie, ma mentre sentiamo che nel capolavoro orwelliano l’oppressione è più manifesta, palpabile, nel romanzo Fahrenheit 451 si percepisce in modo particolare durante i roghi notturni dei libri. Uno straordinario personaggio insinua il dubbio nella vita di Guy, si chiama Clarisse, una ragazza che ha il gusto per le piccole cose; con delle semplici domande compie un atto rivoluzionario: gli chiede se è felice, il lettore intuisce che lei dev’essere imbevuta di libri.

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Perché la storia della letteratura è come un tè del Cappellaio Matto

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In questo scritto apparso l’anno scorso su CriticaLetteraria.org, mi è piaciuto riportare i brani di due libri che dialogano tra loro.

A Pietro Citati nel 1969 veniva chiesto di riflettere sulla letteratura italiana dell’anno precedente, quindi di poter fare una sorta di previsione letteraria delle tendenze a venire. Per dare un’immagine precisa della sua visione della letteratura, Citati ricorre ad un episodio molto amato della storia di Alice nel paese delle meraviglie: il tè in compagnia del Cappellaio matto e della Lepre Marzolina. È in mezzo a quegli strambi discorsi che i due interlocutori principali, Alice e il Cappellaio, parlano del tempo: l’una come unità di misura musicale, l’altro come di una persona vera, dal momento che nelle sue frasi il tempo viene sempre nominato in maiuscolo, come fosse un nome proprio. Poiché ha avuto modo di discutere e di trovarsi in disaccordo col Tempo, spiega il Cappellaio, per lui tutto si è fermato alle sei di pomeriggio: l’ora del tè all’infinito. Per farvi gustare al meglio le riflessioni di Pietro Citati sulla storia della letteratura, riportiamo prima il dialogo tra i due personaggi di Carroll, quindi il brano del critico letterario, che non lesina anche un giudizio su alice. Ecco perché, secondo Citati, il dialogo tra gli autori di tutti i tempi somiglia molto al tè col Cappellaio matto. Continua a leggere “Perché la storia della letteratura è come un tè del Cappellaio Matto”

Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

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Qualcuno sostiene che Il Gattopardo sia una risposta ai Viceré di De Roberto, e una frase tratta da una delle ultime lettere di Tomasi di Lampedusa sembra confortare quest’ipotesi:

Mi sembra che [il romanzo] presenti un certo interesse perché mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento; tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell’autore e senza nessun astio, come si trova invece nei Viceré.

Quel che è certo è che i romanzi di entrambi gli autori raccontano la decadenza di una famiglia nobile: I Viceré da un punto di vista morale e fisico, Il Gattopardo da quello economico e politico, in estrema sintesi e senza rendere giustizia a queste due opere.
Il romanzo del Gattopardo comincia una placida mattina di maggio del 1860, la stessa in cui i Mille sbarcarono a Marsala. È affascinante scoprire quante corrispondenze ci siano tra il romanzo di Lampedusa e la storia della sua vita: la nobile, aristocratica famiglia di cui racconta la decadenza porta il nome di un’isola siciliana, proprio come la sua, ossia Salina; il protagonista del romanzo, però, fa il bagno con le spugne che gli sono state gentilmente inviate da Lampedusa.

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Una lettura divertente e di spessore: Giulia 1300 e altri miracoli (Da CriticaLetteraria.org)

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Giulia 1300 e altri miracoli
di Fabio Bartolomei
Edizioni e/o, 2011
€ 17

La copertina più verde che l’editoria moderna ricordi. Un po’ come il colore di cui l’autore immagina che sia la sua scrittura, il verde prato. E che titolo: incuriosisce sin dalle prime battute il primo romanzo di Fabio Bartolomei, pubblicato quest’anno da Edizioni e/o. Scritti da tre punti di vista differenti, i primi capitoli ci presentano alcuni tra i protagonisti della storia. A loro se ne aggiungeranno altri, non meno importanti, non meno veri. Claudio, Fausto e Diego – questi i nomi dei personaggi – hanno in poco in comune, se non la sensazione di aver fallito, nella loro vita. Si ritrovano a visitare un casale in vendita, immerso nel verde della Campania e, pur essendo dei perfetti sconosciuti l’uno per l’altro, lo acquistano insieme con l’intenzione di farne un agriturismo. È qui che graviteranno questi “caratteri” decisamente convincenti: il catastrofista, il raccontaballe, il comunista tuttofare, lo spaccone buono, la cuoca massaggiatrice e l’africano appassionato della lingua italiana. Continua a leggere “Una lettura divertente e di spessore: Giulia 1300 e altri miracoli (Da CriticaLetteraria.org)”