Qualche riflessione su “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli

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Gina Pane

Quand’ero piccola assegnavo il mio nome a qualunque cosa rotta, alle bambole a cui mia madre attuava scalpatura come figurazione tangibile d’una punizione senza possibile redenzione.

Mescolo tutto, menzione speciale al Premio Calvino 2015 e pubblicato da Tunué, è il primo libro di Yasmin Incretolli, ventiduenne romana. Quando si legge questo romanzo la prima riflessione riguarda la lingua; sembra che molti libri su cui gli editori oggi scelgono di puntare  vogliano farci dimenticare quanto sia importante il lavoro di uno scrittore sulla propria lingua. Si direbbe invece che Vanni Santoni, editor della collana Tunué, non voglia rinunciare ai libri in cui la lingua non è scontata, a giudicare dal romanzo di Incretolli e da Lo Scuru di Orazio Labbate, in particolare. Continua a leggere “Qualche riflessione su “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli”

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La voce di Tomasi di Lampedusa

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Mia madre mi diceva di leggerlo, ma io non ne volevo sapere. Quel Gattopardo lo presi in mano a 14 anni e lo posai poche pagine dopo. A 19, però, due professori proposero un corso monografico sullo spazio nella letteratura: potevamo lavorare, a scelta, su Verga o su Tomasi di Lampedusa. A naso, mi sembrò che Tomasi avesse un respiro più internazionale, meno soffocante della povertà del Ciclo dei Vinti di Verga, così scelsi Il Gattopardo, finalmente.  Continua a leggere “La voce di Tomasi di Lampedusa”

Due giorni con Massimo Carlotto

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I miei due giorni con Massimo Carlotto. Nel senso che l’ho seguito prima all’aperitivo con autore organizzato dalle Edizioni e/o e poi al reading a Libri Come all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Nel frattempo leggevo il suo ultimo libro, Il mondo non mi deve nulla. Confesso che non l’avevo mai letto, il noir non ha mai conquistato la mia curiosità, ma questi aperitivi sono così piacevoli che ho pensato di andare, con la scusa di curare il live tweet per Critica Letteraria. Ho passato una serata molto piacevole, Carlotto è veramente interessante da ascoltare, ho tweettato come una pazza, e di contenuto. Alla fine me lo hanno presentato e io non sapevo cosa dire, perché non conosco né il noir né i suoi libri. E’ molto gentile. Continua a leggere “Due giorni con Massimo Carlotto”

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, un manifesto

Fonte: volanodesign.wordpress.com
Fonte: volanodesign.wordpress.com

C’era una volta Guy Montag, che non aveva un solo dubbio al mondo. Bruciava i libri per lavoro, in un mondo in cui i pompieri venivano chiamati per appiccare il fuoco e non per spegnerlo. In un immaginario futuro, Bradbury colloca una vera e propria dittatura, che impedisce il possesso dei libri, che con vari espedienti fa sì che la gente non possa fermarsi troppo a pensare. Questo classico della letteratura distopica può essere per vari motivi accostato a 1984 di Orwell: entrambi descrivono un futuro nefasto, fatto di tirannie, ma mentre sentiamo che nel capolavoro orwelliano l’oppressione è più manifesta, palpabile, nel romanzo Fahrenheit 451 si percepisce in modo particolare durante i roghi notturni dei libri. Uno straordinario personaggio insinua il dubbio nella vita di Guy, si chiama Clarisse, una ragazza che ha il gusto per le piccole cose; con delle semplici domande compie un atto rivoluzionario: gli chiede se è felice, il lettore intuisce che lei dev’essere imbevuta di libri.

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Perché la storia della letteratura è come un tè del Cappellaio Matto

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In questo scritto apparso l’anno scorso su CriticaLetteraria.org, mi è piaciuto riportare i brani di due libri che dialogano tra loro.

A Pietro Citati nel 1969 veniva chiesto di riflettere sulla letteratura italiana dell’anno precedente, quindi di poter fare una sorta di previsione letteraria delle tendenze a venire. Per dare un’immagine precisa della sua visione della letteratura, Citati ricorre ad un episodio molto amato della storia di Alice nel paese delle meraviglie: il tè in compagnia del Cappellaio matto e della Lepre Marzolina. È in mezzo a quegli strambi discorsi che i due interlocutori principali, Alice e il Cappellaio, parlano del tempo: l’una come unità di misura musicale, l’altro come di una persona vera, dal momento che nelle sue frasi il tempo viene sempre nominato in maiuscolo, come fosse un nome proprio. Poiché ha avuto modo di discutere e di trovarsi in disaccordo col Tempo, spiega il Cappellaio, per lui tutto si è fermato alle sei di pomeriggio: l’ora del tè all’infinito. Per farvi gustare al meglio le riflessioni di Pietro Citati sulla storia della letteratura, riportiamo prima il dialogo tra i due personaggi di Carroll, quindi il brano del critico letterario, che non lesina anche un giudizio su alice. Ecco perché, secondo Citati, il dialogo tra gli autori di tutti i tempi somiglia molto al tè col Cappellaio matto. Continua a leggere “Perché la storia della letteratura è come un tè del Cappellaio Matto”

Intervista a Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega

Questo brano è apparso per la prima volta su CriticaLetteraria.org il 17/5/2012, quando ho avuto la possibilità di intervistare Martino Mardersteig, che oggi guida la Stamperia Valdonega, a Verona. Un luogo in cui si rilegano libri all’antica, ancora oggi.

Volumi in pergamena, xilografie, tirature personalizzate, siamo abituati a pensare a certe qualità come parte del passato, una parte della storia dei libri che non ci appartiene più. Mostre recenti, come ad esempio Lux in Arcana ai Musei Capitolini di Roma, espongono antichi codici e le descrizioni dei materiali utilizzati ci portano indietro nel tempo, ma la buona notizia è che sono ancora attuali, da qualche parte. Alla Stamperia Valdònega si persegue ancora l’obiettivo di regalare al lettore un libro che sia curato nei minimi particolari, dalla prima all’ultima fase di realizzazione, dove la cura e la scelta dei materiali ha un’importanza fondamentale, tanto da fare di queste edizioni qualcosa di molto distante da quelle a cui ci hanno abituati le librerie.

Per questo è davvero un piacere poterne parlare con Martino Mardersteig, figlio di Hans (Giovanni) Mardersteig, il fondatore dell’Officina Bodoni (libri stampati a mano), nel 1922, che pochi anni dopo fu trasferita a Verona nel quartiere Valdònega, dove nel 1948 Mardersteig fondò anche l’azienda grafica che prese il nome Stamperia Valdònega. Dal 2007 l’azienda fa parte del Gruppo SiZ di Verona. Continua a leggere “Intervista a Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega”

Grandi Speranze di Dickens | Brani scelti

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Mentre guardavo distrattamente il film tratto da questo capolavoro, pensavo a quanto sia difficile far sì che una pellicola non ti faccia rimpiangere le pagine di un romanzo, solo dopo pochi minuti. Le pagine intense, lo stile di un autore a cui sei abituato non rendono per nulla facile rinunciare alle immagini della propria fantasia per quelle sul grande schermo.
Nell’edizione Oscar Classici Mondadori di Grandi Speranze, alla fine del volume, si può leggere il capitolo su Dickens tratto dagli appunti di storia della letteratura inglese di Tomasi di Lampedusa.
Ogni artista è creatore di uomini, non foss’altro che di se stesso. Ad alcuni di essi, però, è stata concessa la facoltà di creare dei mondi. […] Dickens è uno dei più insigni creatori di mondi. E il suo mondo è uno dei più singolari: di esso conosciamo ogni campo, ogni strada, ogni volto. Eppure dobbiamo ogni volta dire a noi stessi che non abbiamo mai incontrato alcunché di simile: forse li rivedremo se saremo buoni e andremo in Paradiso. Il regno di Dickens è il realismo magico. Regno di infinita attrattiva, regno difficilissimo da governare. Kafka soltanto ne ha avuto uno simile; ma il riso di Dickens rende il suo più bello.
Dopo aver letto questo romanzo, le speranze, al plurale, non hanno più lo stesso significato. Non si può fare a meno di associarle ai mezzi con cui un giovane di umili origini, Pip, tenta di costruirsi un futuro solido. Tomasi di Lampedusa accenna anche al realismo magico, che permea le pagine di Dickens:

A giudicare dai molti cassetti e cassettini esistenti nel suo negozio, avrei reputato il signor Pumblechook un uomo molto felice, e mi stupii quando, guardando furtivamente in uno o due dei piani più bassi degli scaffali, e vedendo che c’erano tanti pacchettini di carta marrone, già pronti e legati, mi chiesi con stupore se i semi dei fiori e i bulbi non attendessero una bella giornata di sole per evadere e fiorire. Continua a leggere “Grandi Speranze di Dickens | Brani scelti”

Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

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Qualcuno sostiene che Il Gattopardo sia una risposta ai Viceré di De Roberto, e una frase tratta da una delle ultime lettere di Tomasi di Lampedusa sembra confortare quest’ipotesi:

Mi sembra che [il romanzo] presenti un certo interesse perché mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento; tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell’autore e senza nessun astio, come si trova invece nei Viceré.

Quel che è certo è che i romanzi di entrambi gli autori raccontano la decadenza di una famiglia nobile: I Viceré da un punto di vista morale e fisico, Il Gattopardo da quello economico e politico, in estrema sintesi e senza rendere giustizia a queste due opere.
Il romanzo del Gattopardo comincia una placida mattina di maggio del 1860, la stessa in cui i Mille sbarcarono a Marsala. È affascinante scoprire quante corrispondenze ci siano tra il romanzo di Lampedusa e la storia della sua vita: la nobile, aristocratica famiglia di cui racconta la decadenza porta il nome di un’isola siciliana, proprio come la sua, ossia Salina; il protagonista del romanzo, però, fa il bagno con le spugne che gli sono state gentilmente inviate da Lampedusa.

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Delle Amazzoni

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Quando sul web cerchi “amazzone” e ti ritrovi le foto di Wonder Woman c’è qualcosa che non va.

Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre.

Scrisse Salustio a proposito della mitologia. In mancanza della psicoanalisi, gli antichi non si fecero mancare un modo per spiegare la mente umana, raccontando di dèi che avevano molto in comune con gli uomini.

Per lo stesso motivo, le Amazzoni non sono mai andate via; non si tagliano i seni per essere più a loro agio con arco e frecce, ma sanno essere “l’uomo di casa”, quando le circostanze lo richiedono. Hanno un rapporto conflittuale con gli uomini, sono convinte di poter vivere senza; sono guerriere, lottano tutti i giorni per poter affermare la loro indipendenza dal maschio, cui non riconoscono alcuna autorità. Agli uomini fanno paura.

Hanno avuto un padre troppo amorevole o troppo assente, nessun uomo potrà mai soddisfarle.

Sono consapevoli dei limiti degli uomini, ancor prima dei propri; non possono perdonare loro di essere come sono.

L’uomo è il diverso, per sensibilità, per modo di pensare, è loro nemico atavico.

Anche certe donne che vogliono costruirsi una famiglia, segretamente custodiscono un’amazzone dentro di loro, non la possono dimenticare perché è da lì che provengono.

La malinconia dei luoghi, il gioco dell’identificazione tra romanzo e realtà nelle opere di Tomasi di Lampedusa

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Il declino è abissale. Le cose, prima, erano molto migliori, più piene. È forse in questo momento che si avvertono i primi sintomi di nostalgia. Comincio a pensare che custodire e perdere gli oggetti non rappresentano due opposti. […] Viktor e Emmy hanno ancora tutto – tutti questi averi, tutti questi cassetti pieni di cose, queste pareti tappezzate di quadri – ma hanno perduto il senso del futuro come ventaglio di possibilità. Ecco la misura della loro decadenza.

Questo paragrafo, preso in prestito da Un’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal, pur essendo cronologicamente distante da Tomasi di Lampedusa, ha molto in comune col sentire dell’autore del Gattopardo. Di lui conosciamo bene il capolavoro che gli valse il Premio Strega postumo, lo stesso che è stato portato su pellicola da Luchino Visconti, ma spesso ci sfugge che Il Gattopardo non è l’unica opera di Tomasi di Lampedusa. Continua a leggere “La malinconia dei luoghi, il gioco dell’identificazione tra romanzo e realtà nelle opere di Tomasi di Lampedusa”