Perché non tutti quelli che danno libri alle stampe sono editori

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Suzzallo Library all’Università di Washington

In un periodo in cui in Italia vengono pubblicati più di 60mila titoli l’anno, è necessario rifugiarsi nelle librerie in cui i librai sappiano fare il proprio mestiere e in quei testi che ci ricordano cosa sia un editore. Uno di questi è Il mestiere dell’editore di Valentino Bompiani (Longanesi 1988), che lo definì un libro postumo, dato che “raccoglie cose del passato”. Si tratta di una galleria di brevi ritratti di editori fondamentali, da Laterza a Zanichelli, da Salani a Treves, la scrittura è diretta, semplice. Le pagine scorrono velocemente e raccontano per esempio di quel giovane francese che prese parte alla rivolta parigina contro le leggi che limitavano la libertà di stampa; fu tentato dall’idea di una vita passata in Grecia, ma in seguito diventò editore a Firenze, ossia Felice Le Monnier:

Un editore integro negli occhi, nella testa e nelle mani, fedele all’autore, a tutto l’autore senza differenza tra le sue opere maggiori o minori. Vuole che il lavoro intellettuale abbia la sua quota ed è l’affermazione avanti lettera dei princìpi del diritto d’autore.

Gli editori pagano. Un valore che certa editoria del nostro tempo avrebbe bisogno di ritrovare è quello di voler rendere giustizia al lavoro intellettuale in un momento storico in cui chi scrive viene spesso sottopagato. O peggio, quando è l’editore a farsi pagare dall’autore per essere pubblicato: in questo caso egli non può dire di essere un editore. Continua a leggere “Perché non tutti quelli che danno libri alle stampe sono editori”

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Effetti collaterali della correzione di bozze

correzioni

Dopo aver corretto bozze per un po’ mi sento di trarre certe conclusioni.

La scrittura «pò» al posto di «po’» è un male che affligge pure i giornalisti delle più importanti testate italiane. Pagati.

L’apostrofo dritto può causare tic nervosi e spasmi nel correttore di bozze.

«La casta dei letterati, tradizionalisti e parrucconi» (cit. Andrea Cortellessa) è stranamente immune da certi errori.

E’, al posto di È, secondo studi scientifici, è un male curabile se non ci si lascia sopraffare dalla pigrizia.

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Fuga

shampo

Leggi, indaga, edita; attenta al giro del testo, ché qui ci sono quattro “a capo” consecutivi. Impagina, crea i fogli di stile e poi sintetizza in punti chiave quest’altro libro, cosa diceva Calvino nel capitolo delle Lezioni americane dedicato all’esattezza? Com’è organizzato un gruppo editoriale, perché il premio Strega è sempre appannaggio delle solite case editrici, guarda, Cortellessa ha intervistato tutte le firme di cui leggi gli articoli, sarà giusto abbracciare il suo punto di vista? Qual è il confine sottile tra la correzione di bozze e l’editing? Leggi, sintetizza, a chi somiglia quest’autore? Ha uno stile paratattico o ipotattico? Come procede la struttura narrativa? E la tensione è alta o bassa? L’autore vale o no? Se qui hai messo i caporali, allora vanno pure là.  Leggi, correggi, sintetizza, impagina, edita.

Vorrei che fosse sempre così.

Casa Editoria

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Il lavoro sul testo non è facile. Più rognoso di quanto mi aspettassi, in verità, ma mi rilassa lo stesso. Districarsi tra norme redazionali di questa o di quella casa editrice vuol dire imparare nuove forme di espressione, nuove interpretazioni del dialogo. Per chi progetta case o lavora la terra possono sembrare futilità, ma chi ha concepito sempre e solo la matematica della sintassi italiana può capire come sia facile rifugiarsi, crogiolarsi nella correzione dell’errore, nella dicitura giusta, nella scrittura corretta. È una forma di equilibrio che piace a chi vive a soqquadro.

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Intervista a Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega

Questo brano è apparso per la prima volta su CriticaLetteraria.org il 17/5/2012, quando ho avuto la possibilità di intervistare Martino Mardersteig, che oggi guida la Stamperia Valdonega, a Verona. Un luogo in cui si rilegano libri all’antica, ancora oggi.

Volumi in pergamena, xilografie, tirature personalizzate, siamo abituati a pensare a certe qualità come parte del passato, una parte della storia dei libri che non ci appartiene più. Mostre recenti, come ad esempio Lux in Arcana ai Musei Capitolini di Roma, espongono antichi codici e le descrizioni dei materiali utilizzati ci portano indietro nel tempo, ma la buona notizia è che sono ancora attuali, da qualche parte. Alla Stamperia Valdònega si persegue ancora l’obiettivo di regalare al lettore un libro che sia curato nei minimi particolari, dalla prima all’ultima fase di realizzazione, dove la cura e la scelta dei materiali ha un’importanza fondamentale, tanto da fare di queste edizioni qualcosa di molto distante da quelle a cui ci hanno abituati le librerie.

Per questo è davvero un piacere poterne parlare con Martino Mardersteig, figlio di Hans (Giovanni) Mardersteig, il fondatore dell’Officina Bodoni (libri stampati a mano), nel 1922, che pochi anni dopo fu trasferita a Verona nel quartiere Valdònega, dove nel 1948 Mardersteig fondò anche l’azienda grafica che prese il nome Stamperia Valdònega. Dal 2007 l’azienda fa parte del Gruppo SiZ di Verona. Continua a leggere “Intervista a Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega”