Una raccolta per rilettori: “Lo stereoscopio dei solitari” di J. Rodolfo Wilcock

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Maschera di Mihaela Sûman

Il tono generale è tragico-sardonico e mi pare maneggiato con una raffinata distrazione; […] Vorrei aggiungere, come considerazione periferica, che Wilcock, scrittore al quale, a mio avviso, è stato dato finora meno del dovuto, è tra le intelligenze più curiose ed estrose dell’attuale letteratura […].

Giorgio Manganelli, Roma, 29 novembre 1966 tratto da Estrosità rigorose di un consulente editoriale, Adelphi 2016

Manganelli si riferisce qui alle poesie di Wilcock, ma credo che queste parole descrivano bene anche i suoi racconti. Nato a Buenos Aires da padre argentino e madre di origine italiana, Wilcock si trasferì in Europa negli anni cinquanta, quando era già uno scrittore, un critico e un traduttore letterario di prim’ordine. Traduttore di opere in spagnolo da ben quattro lingue, decise però di scrivere in italiano, sia per la somiglianza con il latino che per i lettori: il dato fondamentale per lui era «non cadere nel folclore, che è intrasferibile. Per me l’inglese è un po’ troppo folcloristico, ormai; che dire poi dell’inglese degli Stati Uniti, quando prende il volo per conto suo e si appiattisce in centoventicinque parole…». E leggendo le sue opere ci si accorge del resto di quanto una minuziosa e attenta ricerca linguistica fosse importante per Wilcock. Continua a leggere “Una raccolta per rilettori: “Lo stereoscopio dei solitari” di J. Rodolfo Wilcock”

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Le migliori letture del 2016

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Devo dire che è stato un bell’anno di letture. Non è facile scegliere cosa leggere, stare al passo con le pubblicazioni delle case editrici e riuscire a gustarsi ogni pagina è quasi impossibile. Conviene allora cercare il consiglio dei buoni lettori, quello dei librai di fiducia e nel frattempo farsi un palato, come per i vini; imparare a distinguere da soli una lettura che duri una sola stagione da una che ci dia la sensazione di non aver sprecato tempo, perché la lettura è essenzialmente un investimento di tempo da dedicarci.

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Brani scelti da Lolita di Nabokov

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A volte, quando l’autore di un classico si prende la briga di parlare di come l’abbia scritto, allora si ha un testo altrettanto interessante. Oltre a Lolita un altro celebre caso che mi viene in mente sono le Postille al Nome della Rosa di Eco, altro testo ricco di succose notizie che è un piacere scoprire dopo la lettura del romanzo.
Nell’edizione dell’Adelphi di Lolita possiamo leggere questa sorta di postfazione dell’autore e farci anche un’idea di cosa potesse suscitare l’uscita di un libro del genere negli anni ’50. Alcune persone che non lo hanno letto, pensano ancora che sia un libro fin troppo licenzioso, altri temono che possa rivelarsi perverso e per questo pesante da leggere. Lolita non è né l’uno né l’altro. Nabokov ha saputo raccontare la storia dell’amore di un uomo adulto per una ragazzina senza che i particolari e il linguaggio si facessero triviali, senza che il lettore smettesse però di avvertire quell’amore come qualcosa di innaturale e distorto. Continua a leggere “Brani scelti da Lolita di Nabokov”