Cosa scrivo

I link di alcuni miei interventi online

Editoria

La revisione della legge Levi: cosa si è detto all’incontro al Salone del Libro di Torino 2017

pexels-photo-256455 Breve cronaca degli interventi più significativi all’incontro dal titolo “La revisione della legge Levi e i suoi riflessi sul mercato del libro”, curato dall’Associazione Amici del Salone del Libro in collaborazione con l’Osservatorio degli Editori Indipendenti e moderato da Andrea Palombi, direttore editoriale di Nutrimenti. […]

Il diario del redattore: “Con me in persi moti” di Simone Marsi

capture-20180413-123650Ogni libro pone al redattore delle questioni da risolvere, che spesso costituiscono la differenza tra un’edizione curata e una sciatta. Con me in persi moti è il primo libro di Simone Marsi, uno studio che mette in luce le influenze di Dante nei Frammenti lirici di Clemente Rebora, poeta del Novecento italiano. L’autore, (classe 1992) studia lingua e letteratura italiana a Pisa. In questo volume analizza i frammenti uno per uno e rende evidente il modo in cui Dante abbia inciso profondamente sulla lingua di Rebora, non solo per la scelta delle parole e delle immagini evocate dal testo, ma addirittura sui suoni. […]

“Principianti” e la questione Carver-Lish

978880622374GRA

Leggere Principianti vuol dire scoprire Carver. Si tratta infatti della versione originale della raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, pubblicata da Alfred A. Knopf nel 1981. L’edizione Einaudi include le lettere che Carver inviò all’editor Gordon Lish, questo consente di conoscere uno dei casi editoriali più affascinanti della letteratura contemporanea. […]

 

 

Come nasce un classico? Il carteggio tra Calvino, Rigoni Stern e Vittorini

mario-rigoni-stern.jpgCome si fa a riconoscere uno scrittore? Quali sono gli ingredienti per fare di un libro un classico della letteratura? Per capirlo non basta andare per librerie, allungare il braccio e leggere i libri più belli di sempre, perché si resta comunque all’oscuro di cosa c’è stato dietro la manifattura di un testo: quello sotto i nostri occhi è solo il progetto finito. Per indagare bisogna mettere il naso nelle carte dell’editore, tra le lettere dei suoi redattori e, se pensiamo alla casa editrice Einaudi di qualche decennio fa, tra loro figuravano nientemeno che Italo Calvino, Elio Vittorini, Cesare Pavese e Raffaele Crovi.  […]

Critica Letteraria

Cos’è una “ninfetta”: le eroine dei romanzi di Nabokov, Buzzati e Cabrera Infante

Un-amore

Ci sono parole che risuonano come spie precise, tracce inequivocabili delle letture che un autore ha fatto proprie, prima di scrivere un libro. Viene spontaneo seguire il percorso che queste parole suggeriscono, per rintracciare motivi letterari della letteratura e per capire da dove derivano. Per questa riflessione ho scelto di concentrarmi solo su alcuni testi di Calasso, Nabokov, Cabrera Infante e Buzzati. Riferendosi a Nabokov, Roberto Calasso scrive: «Non sarà che quella frase sopra citata sia stata buttata lì dall’autore fra tante altre, come per decorazione? No, mi rincresce, Signori della giuria, ma i veri scrittori non operano così». Cioè un vero scrittore, quando ne cita un altro, sa benissimo cosa sta facendo. […]

I romanzi della vita sospesa, retrospettiva su Viola Di Grado

Viola-Di-Grado

L’esordio non aveva lasciato alcun dubbio: Viola di Grado con Settanta acrilico trenta lana, nel 2011 ha vinto il Premio Campiello Opera prima e il Premio Rapallo Carige Opera prima. Qualcuno ha pensato fosse la nuova Elena Ferrante, altri addirittura l’accostano senza esitazione a Tommaso Landolfi, quel che è certo è invece che la sua voce rimane assolutamente unica nel panorama letterario italiano di questi anni, per le tematiche dei suoi romanzi, e soprattutto per la sperimentazione linguistica. E di linguaggio e incomunicabilità sono fatte le sue storie. […]
#CriticaLibera: spunti di lettura ispirati al mistero delle streghe

51BRRERs5JL._SL500_AA240_

In questi ultimi giorni d’ottobre si sono viste streghe e zucche ovunque, ma in ogni periodo dell’anno la strega esercita su di noi il suo fascino secolare; mille e mille volte reinterpretata, come befana o in versione pin up, la strega costituisce anche un tema molto trattato nella letteratura di ogni epoca.
Qualche mese fa mi sono ritrovata fissare un annuncio scritto in rosso in una bacheca di facoltà: “Vendesi La Strega di Michelet (Storia Moderna)”. Ma cosa poteva mai avere da dire uno storico sulle streghe? Se era lo stesso di cui a casa tenevo la Storia della Rivoluzione Francese… mi interessava eccome ciò che avesse da dire. Per sedare almeno un po’ la mia curiosità sulle streghe scelsi di cominciare dal principio, cercandone il nome sul vocabolario italiano, poi su quello latino, per risalire all’etimologia della parola, che avrebbe saputo dirmi qualcosa di più. […]

CriticaLibera: L’amore del vero nelle novelle di Giovanni Verga
9788807900549_0_0_767_75

Chi se non Verga? Chi se non lui poteva fotografare davvero la Sicilia dell’Unità d’Italia? D’altronde la fotografia era una delle sue passioni, perché gli permetteva di mostrare le cose esattamente per com’erano. E questo gli interessava, raccontare le cose per com’erano andate, anzi, per come dovevano andare. Una fatale necessità domina le sue novelle e le opere che si iscrivono nel verismo. Vi siete mai chiesti perché Verga occupi una buona fetta del programma di letteratura italiana? Io sì, perché essendo siciliana pensavo che fosse normale che i miei insegnanti gli dessero molto spazio. Solo più tardi ho capito veramente il perché. […]

CriticaLibera: La malinconia dei luoghi, il gioco dell’identificazione tra romanzo e realtà nelle opere di Tomasi di Lampedusa

673723

Il declino è abissale. Le cose, prima, erano molto migliori, più piene. È forse in questo momento che si avvertono i primi sintomi di nostalgia. Comincio a pensare che custodire e perdere gli oggetti non rappresentano due opposti. […] Viktor e Emmy hanno ancora tutto – tutti questi averi, tutti questi cassetti pieni di cose, queste pareti tappezzate di quadri – ma hanno perduto il senso del futuro come ventaglio di possibilità. Ecco la misura della loro decadenza.

Questo paragrafo, preso in prestito da Un’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal, pur essendo cronologicamente distante da Tomasi di Lampedusa, ha molto in comune col sentire dell’autore del Gattopardo. […]
Letture incrociate: di come Jane Austen scrivesse senza avere una stanza tutta per sé

m

Nel suo saggio su “Donne e romanzo” Virginia Woolf individua quali, secondo lei, possano essere elementi indispensabili per far sì che una donna diventi una brava scrittrice: è fondamentale che lei abbia abbastanza tempo da dedicare alle sue pagine, che abbia dei soldi che le permettano di non dover lavorare per vivere (nel caso non si guadagnasse da vivere scrivendo, chiaramente); è importantissimo che si senta libera di scrivere ciò che pensa e che abbia una stanza tutta per sé. Ed è proprio così che intitola il suo saggio, perché quel piccolo particolare che oggi ci sembra a dir poco scontato, sembra racchiuderli tutti. […]

Letture incrociate: nobiltà decaduta e palazzi negli scritti di Tomasi di Lampedusa e Tommaso Landolfi

0f5df9213d9b291ee9a96a5e33ffc02d_w_h_mw650_mh

C’è un sottile filo rosso che lega i nobili decaduti del primo Novecento. Visconti sentiva di avere molto in comune con Tomasi di Lampedusa e persino Racconto d’autunno di Tommaso Landolfi rimanda echi molto simili agli scritti dell’autore del Gattopardo. Sembra stenti un po’ a entrare nel vivo questo racconto landolfiano che vede un partigiano allontanarsi dal terreno dello scontro per fuggire nel fitto di un bosco, fino a che non raggiunge una casa che sembra abbandonata. In realtà si tratta di un palazzo nobiliare senza l’antico splendore, in cui il partigiano fa fatica a entrare, per via di certi cani rabbiosi e per l’apparente assenza di un padrone. Dopo aver raccontato l’incontro ostile tra il protagonista e il vecchio abitante della casa, Landolfi si dedica alla descrizione minuziosa di tutti gli ambienti, da cui si deduce quale ricco palazzo dovesse essere stato quello. Lo spazio assume un ruolo di primo piano, quasi fosse un altro personaggio. […]

Recensioni

Il racconto come laboratorio dei  cari a un autore: “Stelle ossee” di Orazio Labbate

Stelle-ossee-cover

Succede spesso che il racconto sia scelto dagli autori come laboratorio in cui affinare i propri strumenti, sperimentare i temi cui si vuole dare voce, per poi riversare i frutti di quest’elaborazione in forme di narrazione più lunghe. I racconti di Orazio Labbate, raccolti nel volume Stelle ossee (LiberAria 2017) non fanno eccezione, dato che ritroviamo, pagina dopo pagina, molti dei temi confluiti nel romanzo Lo Scuru (che era stato recensito qui) pubblicato da Tunuè nel 2014. Alcuni di questi racconti sono stati pubblicati tra il 2013 e il 2016 su riviste come Nazione indiana, Nuovi Argomenti, Il primo amore in Italia e «PEN/America» e «Guernica/Pen Flash series» in America. […]

“Oggetti solidi”, tutti i racconti e altre prose di Virginia Woolf

downloadAdesso ho almeno sei racconti che mi zampillano dentro, e sento, finalmente, di poter coniare in parole tutti i miei pensieri.

Dal diario di Virginia Woolf, 20 aprile 1925

Era da un po’ che non si vedevano in libreria. I racconti di Virginia Woolf erano comparsi nell’edizione Newton Compton del 1995 e ancora prima nel 1988, pubblicati dalla Tartaruga; oggi possiamo leggere quella di Racconti edizioni, che li comprende tutti in ordine cronologico nella traduzione di Adriana Bottini e di Francesca Duranti. Il libro si apre con una citazione tratta dal Giardino perduto di Helen Humphreys (Playground), un bel romanzo ambientato in Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale, in cui la malinconia della protagonista per la scomparsa di Virginia Woolf impregna alcune pagine decisamente poetiche. Uno dei piaceri della lettura consiste proprio nello scovare il legame, il dialogo tra un libro e pochi altri, e il gioco si fa ancora più appassionante se, accanto all’opera di un’autrice, è possibile leggere i suoi diari: nel 1919 Woolf annotava che Katherine Mansfield l’aveva definita una «Jane Austen rediviva», e leggendo i suoi primi racconti è facile capire il motivo. […]

“La stanza profonda” di Vanni Santoni

L’incipit de La stanza profonda è fatto di righe evocative. L’espediente della narrazione in seconda persona fa sì che ci si trovi subito dentro la storia, nei panni del personaggio che racconta il suo ritorno alla casa d’infanzia immersa nella provincia toscana. Si tratta di un ritorno carico di ricordi, ma senza cedere troppo alla nostalgia, ché «è una pessima postura per un autore», dice Santoni alla presentazione del suo libro che si è tenuta giorni fa, a Firenze.

La casa a più piani poggia sulla stanza profonda, l’ex garage-cantina in cui riposano oggetti dell’immaginario giovanile degli anni ’80 e ’90: la mountain bike, la Burton, lo skate e le bombolette spray colorate, «Imparavi, crescevi, acquistavi, smollavi», scrive l’autore in una lingua colloquiale che pure si intona con la sua prosa elegante; in quella stanza il protagonista ideava e guidava campagne avventurose: la stanza è profonda perché animata dalla dimensione fantastica nella mente dei giocatori. […]

“Mabel dice sì” di Luca Ricci

Una donna particolare e il titolo del romanzo dedicato a lei; si immagina facilmente questa brunetta sensuale, ma di Mabel rimane l’ombra o una scia di profumo, evanescente. Il protagonista, l’io narrante che invece non ha nome, ci appare più chiaramente: un pianista che studia per diplomarsi, ma che rinuncia a poco a poco all’immagine di sé tutta concerti e frac, mentre un lavoro che avrebbe dovuto essere temporaneo diventa definitivo e gli fa incontrare Mabel.

Non è una storia d’amore, o perlomeno non come ce la si immaginerebbe.

Anzitutto lo spazio: Mabel dice sì è ambientato in un antico convento del tredicesimo secolo che ospita un hotel, e un hotel rimane un ottimo pretesto per raccontare delle persone, specie se chi lavora alla reception osserva e racconta, come in questo caso, in cui il protagonista fa il portiere di notte per guadagnare un po’.

Pianista e portiere di notte. Quando lo dicevo subito mi venivano attestate due qualità: la nobiltà d’animo e l’arte di arrangiarsi. […]

“Autunno”, di Louis Bromfield

“Le radici della vita di Pentland sprofondano nel passato” pensò Olivia. “Ma ora non c’è nessun nuovo, giovane ramo destinato a crescere…”.

Se davanti ad uno scaffale di libreria vi vien voglia di sfogliare Autunno, vi ritroverete tra le mani un libro dalla copertina malinconica, nonché un Premio Pulitzer del 1926. Pare sia stato dimenticato, questo prolifico autore di romanzi e sceneggiature, perché da tempo non si pubblicavano le sue opere; avrete inoltre tra le mani un romanzo molto denso, in cui ogni parola è stata soppesata: ognuna è funzionale alla storia, quindi imperdibile. Si tratta di un libro complesso, perché un narratore onniscente indaga nel profondo i sentimenti di un’antica famiglia in decadenza, i Pentland, nel New England dei primi anni del Novecento; e lo fa con quei tipici topoi che, ricomposti ad arte, fanno sì che la storia sia efficace: una casa piena di cose antiche, obsolete, talvolta di cattivo gusto; valori puritani ormai in declino, obsoleti pure loro, incartapecoriti come i personaggi che li considerano importanti; il giovane e unico erede di famiglia, debole e malaticcio che non sopravvive, il cui funerale diventa episodio significativo del disfacimento della famiglia; un segreto custodito da lettere di soffitta che tradiscono nel modo peggiore la presunta purezza e moralità della famiglia Pentland. […]

“Il Principe Fulvo”, di Salvatore Silvano Nigro

Come lo stesso autore precisa nel suo congedo, questo “racconto di un romanzo” era una promessa che aveva fatto ad Elvira Sellerio prima che morisse, perché lei ne conosceva bene i temi e aveva chiesto con insistenza che fosse scritto.
Mi ha emozionata leggerlo, perché mi è sembrato di rivivere le lezioni che Salvatore Silvano Nigro ha tenuto a Catania, come professore di Letteratura. Questo libro è infatti il frutto di una serie di seminari tenuti in varie e prestigiose università, da Harvard, alla Yale University, dall’ Ècole Normale Supérieure di Parigi a quella di Pisa, passando pure per Catania, dove ho avuto la possibilità di ascoltare le sue lezioni per il primo corso di Letteratura.
Ma cos’è Il Principe fulvo? Di cosa parla? Non è la prima volta che leggo un libro di Nigro e ho sempre notato una straordinaria capacità di analisi, a tutti i livelli. Che si trattasse del pittore Pontormo e del suo diario o della tabacchiera di un celeberrimo autore italiano, ha saputo sviscerare ogni particolare, non subito noto al lettore. A lezione diceva sempre di non fermarsi alla trama di un libro, di andare oltre.
Dire che Il Principe fulvo è un’attenta analisi del romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa non renderebbe l’idea, considerando tutti i testi e tutte le discipline di cui tiene conto l’autore. Prende le mosse, cronologicamente, dalle Lettere del giovane Lampedusa ai cugini Piccolo, durante i suoi viaggi in giro per l’Europa. […]

“Apnea” di Lorenzo Amurri

Musicista e produttore musicale, l’esperienza di scrittore di Amurri è cominciata con il blog tetrahi.blogspot.com, proseguita poi con un racconto (una lettera al fratello, in verità) inserito nella raccolta Amore caro, curato da Clara Sereni, che ha subito creduto in lui come scrittore. Apnea è il suo primo romanzo.

Guardo di nuovo l’acqua e so che non mi mancava l’aria perché ero immerso: sono mesi ormai che vivo in apnea trasportato dalla corrente degli eventi, senza decidere che rotta prendere; mesi che mi nascondo dietro al dolore, che cerco rifugio in piani goffamente architettati per risolvere drasticamente una situazione che ho voluto rendere più angosciante possibile; mesi che ascolto solo la mia voce ferita, e non mi curo di nessun altro; mesi che ho chiuso la mia personalità e la mia voglia di vivere dentro uno sgabuzzino; mesi che trattengo il respiro, e con lui, tutte le parole che non riesco a pronunciare.

Di tutte le parole che non era riuscito a pronunciare, Lorenzo Amurri ha fatto un romanzo, quello di un evento che ha cambiato del tutto la sua vita, e di com’è riuscito a venir fuori dall’apnea, lo stato in cui si precipita quando si soffre e basta, senza lottare. […]

“Un’eredità di avorio e ambra” di Edmund de Waal

Una recensione su questo libro, nel giorno della memoria, vuol dire non lasciare nulla al caso. Un’eredità di avorio e ambra nelle sue pagine sulla follia nazista e su come 264 piccoli ninnoli d’avorio vi siano sopravvissuti, racconta molto altro. Si tratta di un libro ricco di spunti, tanto che un discorso che lo riguardi potrebbe inserirsi in una riflessione sulla storia dell’arte, della letteratura, nonché quella dell’olocausto; si rivela il romanzo di una ricerca, e dei sorprendenti risvolti letterari, artistici e umani che ha riservato all’autore, protagonista di uno studio a ritroso sulle sue origini familiari. Alcuni netsuke Questa ricerca prende le mosse da una collezione di netsuke, manufatti che rappresentano particolari di vita quotidiana: animali, mestieri dell’antico paese del Sol Levante, in avorio, legno e ambra; si direbbero il corrispettivo in oggetti degli haiku, poesie giapponesi sulla semplicità della natura in poco meno di venti sillabe. […]

“La casa dei sette abbaini”, un romanzo di Hawthorne

La casa dei sette abbaini è un luogo un po’ tetro, vinto dal tempo, è nata da una storia macabra, custodisce dei misteri, e certamente Hawthorne, nato a Salem, aveva tutte le carte in regola per scrivere della stregoneria con una certa consapevolezza.
Racconta l’autore che prima ancora che la casa dei sette abbaini fosse costruita c’era solo un terreno che dava su “un sentiero da capre”, animale sacro a Bacco e ben noto alle streghe, del resto; un uomo qualunque, Matthew Maule, aveva deciso di costruire la sua capanna proprio là, vicino ad una fonte di petrarchesca memoria, “una sorgiva d’acqua dolce e chiara”. Dopo un bel po’ di anni, però, quel terreno divenne estremamente appetibile agli occhi del colonnello Pyncheon, che cominciò una vera e propria battaglia per scacciare Maule, rivendicando di averlo avuto in concessione dal governo. Maule, testardo, non cedette a chi era più ricco e potente di lui.
Qualche tempo dopo, non senza lo zampino di Pyncheon, Maule venne impiccato per stregoneria, e dal patibolo maledisse il colonnello: “Iddio gli farà bere sangue!”; la maledizione non riuscì però a fermarlo, decise di costruire la sua casa proprio dove sorgeva quella del presunto stregone:  […]

 

Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa

C’è chi dice cheIl Gattopardo sia una risposta ai Viceré di De Roberto, e una frase che Tomasi di Lampedusa scrisse in una delle sue ultime lettere sembra confortare quest’ipotesi:

Mi sembra che [il romanzo] presenti un certo interesse perché mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento; tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell’autore e senza nessun astio, come si trova invece nei Viceré.

Quel che è certo è che i romanzi di entrambi gli autori raccontano la decadenza di una famiglia nobile: I Viceré da un punto di vista morale e fisico, Il Gattopardo da quello economico e politico, in estrema sintesi e senza rendere giustizia a queste due opere.
Il romanzo del Gattopardo comincia una placida mattina di maggio del 1860, la stessa in cui i Mille sbarcarono a Marsala. È affascinante scoprire quante corrispondenze ci siano tra il romanzo di Lampedusa e la storia della sua vita: la nobile, aristocratica famiglia di cui racconta la decadenza porta il nome di un’isola siciliana, proprio come la sua, ossia Salina; il protagonista del romanzo, però, fa il bagno con le spugne che gli sono state gentilmente inviate da Lampedusa. […]

Una lettura divertente e di spessore: Giulia 1300 e altri miracoli

La copertina più verde che l’editoria moderna ricordi. Un po’ come il colore di cui l’autore immagina che sia la sua scrittura, il verde prato. E che titolo: incuriosisce sin dalle prime battute il primo romanzo di Fabio Bartolomei, pubblicato quest’anno da Edizioni e/o. Scritti da tre punti di vista differenti, i primi capitoli ci presentano alcuni tra i protagonisti della storia. A loro se ne aggiungeranno altri, non meno importanti, non meno veri. Claudio, Fausto e Diego – questi i nomi dei personaggi – hanno in poco in comune, se non la sensazione di aver fallito, nella loro vita. Si ritrovano a visitare un casale in vendita, immerso nel verde della Campania e, pur essendo dei perfetti sconosciuti l’uno per l’altro, lo acquistano insieme con l’intenzione di farne un agriturismo. È qui che graviteranno questi “caratteri” decisamente convincenti: il catastrofista, il raccontaballe, il comunista tuttofare, lo spaccone buono, la cuoca massaggiatrice e l’africano appassionato della lingua italiana. Personaggi insolitamente normali che l’autore ha indagato nelle loro debolezze, nei fallimenti, talvolta nella loro mediocrità, senza lasciare al lettore lo spazio per idealizzarli; tuttavia, ognuno con la propria individualità, Bartolomei li ha resi capaci di mettersi in gioco, facendo sì che dimostrassero un solido spirito di gruppo. Sicuramente questo è uno dei tratti migliori del romanzo: i personaggi di Bartolomei sono straordinariamente semplici e veri, un piccolo spaccato del nostro tempo. […]

Interviste

#IlSalotto: dialogo di Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia sui “Racconti” di Proust

Questa raccolta è senza dubbio molto preziosa per chi nutra il desiderio curioso di indagare uno dei più veri laboratori per uno scrittore: il racconto. E quale sublime piacere può riservare la lettura dei racconti giovanili di Proust, per scoprire in che modo fossero già lì, in nuce, luoghi e motivi del suo capolavoro, la Recherche?

Ho rivolto alcune domande in merito ai curatori dell’edizione, Giuseppe Girimonti Greco ed Ezio Sinigaglia, che hanno anche tradotto alcuni racconti; l’intervista prende la forma di un piacevole dialogo in cui vengono svelati i criteri della scelta dei racconti; qui è dove inoltre i due studiosi ci lasciano entrare in un altro laboratorio: quello del traduttore alle prese con Marcel Proust.

Come nasce il progetto di una breve raccolta dei racconti di Proust?

GGG: Il progetto è nato quasi spontaneamente dalla constatazione che questi racconti giovanili di Proust non erano più disponibili per il lettore italiano. La storica edizione Bollati Boringhieri (I piaceri e i giorni, a cura di Mariolina Bertini, Note di Luzius Keller, 1988) è “di difficile reperibilità”, per usare il gergo dei siti di vendita online; anzi, ne approfitto per suggerire a Bollati o ad altro editore filo-proustiano di riprenderla al più presto, perché si tratta di un’importante – oltre che elegantissima – edizione di riferimento. Clichy, un piccolo e raffinato editore fiorentino da sempre molto attento ai classici e in particolare ai classici della letteratura francese, ha prontamente accolto la proposta di una traduzione a più mani. Io e Sinigaglia venivamo da due esperienze analoghe condotte su due raccolte di racconti di Julien Green per l’editore Nutrimenti (Viaggiatore in terra, 2015, e Vertigine, 2017, vincitore fra l’altro del Premio Bodini), e quindi l’idea di moltiplicare polifonicamente le voci degli “interpreti” – abbinandole ai vari testi sulla base del gusto individuale – è stata accettata senza perplessità. Così abbiamo messo insieme una piccola squadra composta da traduttori professionisti (Federica Di Lella e Ornella Tajani, oltre a me), uno scrittore (Ezio Sinigaglia, che è anche – fin dall’adolescenza – un appassionato lettore di Proust), e una studiosa di Proust che non ha bisogno di presentazioni come Mariolina Bertini. Poi, in qualità di curatori, Ezio e io ci siamo occupati di armonizzare queste cinque voci diverse, pur senza privare ciascuna di loro del suo – se così posso dire – timbro caratteristico. […]

Il Salotto: Intervista a Concetto Vecchio

«Bisognava partire dal corpo immobile sull’asfalto e allargarsi a raggiera fino a raggiungere il cuore degli anni settanta, penetrare con tutta la passione possibile nel suo mistero insondabile. Non ero sicuro di riuscirvi». 

Questa frase tratta dal prologo di Giorgiana Masi, Indagine su un mistero italiano, racconta bene le linee guida che Concetto Vecchio ha seguito per scrivere di un caso che ancora oggi non è stato risolto. Nelle prime pagine del libro l’autore rievoca il momento in cui la ragazza fu ferita a morte, il 12 maggio del 1977, trascinando così il lettore dentro la vicenda; la prosa è chiara, il ritmo sostenuto e i fatti si susseguono uno dietro l’altro, raccontati con particolari vividi. 
Il giornalista di Repubblica prende le mosse da un’intuizione avuta durante la lettura del discorso di Marco Pannella a Montecitorio, il quale presagiva che ci sarebbe stata una tragedia, se non si fosse ristabilita la «normalità della circolazione», e avvertiva: «coloro che venissero eventualmente a commemorare quelli che cadono non sarebbero altro che i responsabili e i mandanti degli assassini»; parole pronunciate poche ore prima della morte di Giorgiana. […]

 

Il Salotto: Vanni Santoni scrittore, editor e lettore, l’intervista

L’attività editoriale di Vanni Santoni comprende dei progetti di successo, sia in qualità di editor che in qualità di autore. Ha pubblicato con Laterza, Mondadori, Feltrinelli e minimum fax; dirige la collana di narrativa della casa editrice Tunué e ha fondato Scrittura Industriale Collettiva, il progetto che ha portato alla pubblicazione di In territorio nemico (minimum fax 2013), scritto da un collettivo di 230 autori da lui coordinato. Con il suo ultimo libro, La stanza profonda, la casa editrice Laterza partecipa per la prima volta al premio Strega.

L’ho incontrato per saperne di più sulla sua attività di scrittore e sulla Stanza profonda, ma anche di quella di “editor sterminato” alla Tunué, quando è alle prese con i libri degli altri o quando insegna alla Scuola del libro. Alla base di tutta la sua esperienza, però, non possono che esserci le sue letture, e qui ne ha sciorinate un bel po’.

Presentando La stanza profonda, hai detto che il progetto del libro è venuto fuori in maniera naturale dopo aver lavorato a Muro di casse (Laterza, 2015), raccontaci questo percorso.

Nonostante io abbia un’esperienza diretta da giocatore di ruolo, La stanza profonda sgorga direttamente da Muro di casse, sia per la forma che in senso editoriale perché, mentre il Muro andava molto bene, Anna Gialluca, direttrice editoriale di Laterza, mi disse di cominciare a pensare a un altro libro e mi venne subito in mente di proporne uno sui giochi di ruolo. Lei rimase forse un po’ interdetta perché si aspettava qualcosa di vicino ai rave e apparentemente i giochi di ruolo ne sono lontanissimi: quella della free tekno è una sottocultura giovanile molto estroversa, si tratta di ballare per giorni, di organizzare grandi baccanali; d’altra parte, nei giochi di ruolo si tratta di chiudersi in una cantina a tirare dadi e raccontarsi storie. Però ho sentito subito che questi due mondi in realtà avevano punti in comune forti e poco raccontati: il proporre una forma di intrattenimento che metteva in discussione gli stili di vita dominanti, nel suo essere non competitiva e non commerciale, e nell’avere in entrambi i casi una forte componente visionaria – l’obiettivo era, in entrambi i casi, quello di creare mondi altri, non importa se con musica ritmata e psichedelici o mappe, dadi e matite. […]

Il Salotto – Intervista a Orazio Labbate

Ha esordito conLo Scuru (Tunué 2014), segnalato al premio Sciascia 2016, ha scritto una preziosa Piccola enciclopedia dei mostri e delle creature fantastichepubblicata da 24 Ore Cultura e per i tipi di LiberAria è appena uscita la raccolta di raccontiStelle ossee. Orazio Labbate, giovane autore nato in Sicilia, viene considerato il fondatore di un genere letterario, il gotico siciliano, ispirato com’è al southern gothic americano; ha inoltre un blog sull’Huffington Post, collabora con Il Mucchio Selvaggio, è consulente della casa editrice LiberAria. L’ho intervistato sulle sue pubblicazioni, sul lavoro di editing che ha portato a termine insieme agli editor, sulla sua attività di lettore, che è alla base della scrittura.
 
A proposito dell’editing dello Scuru, in un’intervista hai detto che Vanni Santoni «non ha mai alterato le parole, né è intervenuto sul significato del testo», ma ha svolto la sua funzione di editor «solo suggerendo e capendo». Ti va di raccontare il percorso dovuto al lavoro maieutico di Santoni? Quale evoluzione ha seguito il romanzo? Su cosa hai dovuto lavorare di più? 
Vanni Santoni legge dentro quella sorta di reticoli immateriali che dimorano ancora invisibili nella letteratura del manoscritto; mi spiego: l’editor Santoni ti dà la possibilità (senza intervenire aggressivamente sulle pagine e sulla lingua; ovvero non mutandone le potenzialità; soltanto suggerendo con minuzia e previo studio profondo) che l’opera dal suo stadio iniziale via via si esprima secondo il reale valore. 
Si tratta di un dialogo magico e costante. Letterario e umano. 
Santoni è sempre presente; non è perciò figura fantasmatica per lo scrittore esordiente. Diviene tutt’uno con l’autore. È una rarità quest’approccio professionale. 
Il lavoro su Lo Scurunon è mai avvenuto secondo uno schema di privazione letteraria del ruolo della voce bensì di consiglio a potenziarla e maturarla. 
Ho lavorato di più sull’ampliamento narrativo e sul suo studio simbolico. […]

La Rete “Librerie di Roma”: a che punto siamo? L’intervista a Carmelo Calì di Libri e Bar Pallotta

Da qualche mese seguo con molta attenzione l’iniziativa di alcuni librai romani che stanno portando avanti il progetto della Rete “Librerie di Roma”. Stanno partecipando insieme a un bando della Regione Lazio per trenta realtà della stessa filiera che vogliano unirsi in una rete d’impresa costituita da una quarantina di librerie indipendenti romane. Tra i promotori del progetto, Alessandro Alessandroni che ho già intervistato e Carmelo Calì, a cui ho fatto qualche domanda per saperne di più su come procede l’iniziativa.

Alessandro Alessandroni ci aveva già parlato della Rete delle “Librerie di Roma”. Come nasce quest’idea?

Per raccontare il modo in cui abbiamo avuto l’idea bisogna dire che Libri e Bar Pallotta è nata come libreria associata al gruppo Arion. Per quanto ultimamente le librerie Arion abbiano attraversato un brutto periodo, noi abbiamo vissuto tutti i lati positivi del fatto di essere parte di un gruppo di librerie indipendenti collegate tra loro (eravamo circa 22). Essere all’interno di un gruppo, avere la possibilità di accedere alle informazioni del catalogo delle altre librerie – con più di 400 mila titoli – per noi era un’esperienza da ripetere. […]

Un saggio che riscrive la cartografia gattopardiana: intervista a Maria Antonietta Ferraloro

Chiunque legga Il Gattopardo lo avverte: una delle cose più affascinanti è riuscire a vedere lo spazio del romanzo, quello dei palazzi nobiliari, della città di Palermo e di Donnafugata, che l’autore confessa essere un misto di luoghi che appartengono a Santa Margherita del Belice e a Palma di Montechiaro: non dunque alla cittadina siciliana con cui sceglie di dissimularli. E la curiosità dei luoghi del libro cresce ancora, nel lettore, quando scopre che sono gli stessi della vita dell’autore: leggendo attentamente i Ricordi d’infanziaci si affaccia sugli ambienti del Gattopardoe li si vede con lo sguardo malinconico di Lampedusa, cui li avevano sottratti la guerra e alcune vicende familiari. A questi luoghi si aggiunge villa Piccolo a Capo d’Orlando, la residenza dei cugini di Lampedusa, alla quale l’autore è sempre stato legato in modo particolare. Sono questi i luoghi siciliani considerati lampedusiani da sempre, almeno fino al 2014, l’anno in cui è uscito Tomasi di Lampedusa e i luoghi del Gattopardo di Maria Antonietta Ferraloro, insegnante e saggista siciliana, che ha dato una svolta agli studi sul principe palermitano. Il saggio ricostruisce un periodo sino a ora quasi del tutto sconosciuto della biografia umana e letteraria di Tomasi. Inoltre, rilegge il romanzo secondo i dettami della geocritica, ossia l’analisi dello spazio nel testo letterario e svela anche un altro luogo lampedusiano: Ficarra, paese natale dell’autrice, che ispirò determinati passi del libro e personaggi come quello del personaggio-soldato, così centrale nell’architettura narrativa gattopardiana, o di don Ciccio Tumeo. Aggiornato metodologicamente e caratterizzato da un andamento spiccatamente narrativo, il testo di Ferraloro è stato accolto molto positivamente dai lettori e dalla critica. Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Lampedusa, lo ha definito “un saggio pieno di novità e dalla bibliografia importante”, specificando che “in Italia non c’è nulla di simile”. […]

Editori in ascolto: Intervista a Martino Mardersteig della Stamperia Valdonega

Volumi in pergamena, xilografie, tirature personalizzate, siamo abituati a pensare a certe qualità come parte del passato, una parte della storia dei libri che non ci appartiene più. Mostre recenti, come ad esempio Lux in Arcana ai Musei Capitolini di Roma, espongono antichi codici e le descrizioni dei materiali utilizzati ci portano indietro nel tempo, ma la buona notizia è che sono ancora attuali, da qualche parte. Alla Stamperia Valdònega si persegue ancora l’obiettivo di regalare al lettore un libro che sia curato nei minimi particolari, dalla prima all’ultima fase di realizzazione, dove la cura e la scelta dei materiali ha un’importanza fondamentale, tanto da fare di queste edizioni qualcosa di molto distante da quelle a cui ci hanno abituati le librerie.

Per questo è davvero un piacere poterne parlare con Martino Mardersteig, figlio di Hans (Giovanni) Mardersteig, il fondatore dell’Officina Bodoni (libri stampati a mano), nel 1922, che pochi anni dopo fu trasferita a Verona nel quartiere Valdònega, dove nel 1948 Mardersteig fondò anche l’azienda grafica che prese il nome Stamperia Valdònega. Dal 2007 l’azienda fa parte del Gruppo SiZ di Verona.

Ci racconta qualcosa di suo padre? 

Un tedesco da sempre innamorato dell’Italia e della sua cultura. Al tempo del liceo aiutava un libraio della sua città (Weimar) a ordinare i suoi libri, quindi la passione deve essere nata già allora. Poi, assieme ad un amico e ad un giovane editore, Kurt Wolff,  pubblicò una rivista d’arte e di ricerca storica (Genius) che fu molto apprezzata, ma dovette essere sospesa a causa di una sua grave malattia. Ripresosi, pensò di aprire una piccola attività per la stampa a mano di libri, l’Officina Bodoni che si caratterizzava appunto per l’uso dei caratteri originali di GB Bodoni. L’obiettivo era di pubblicare opere importanti di cultura europea in veste molto sobria, ma altrettanto curata con stampa sia su carta che su pergamena. […]

Il Salotto: Intervista a Fabio Bartolomei

Più o meno un anno fa Fabio Bartolomei esordiva con un romanzo dal titolo un po’ strano, Giulia 1300 e altri miracoli, che ho avuto il piacere di recensire, non senza uno scambio di email con l’autore. Si è rivelato uno scrittore di spessore, dalla prosa scorrevole; di buoni sentimenti, ma non melenso; capace di dar risalto alla bellezza delle cose semplici, ma senza ovvietà; capace di far ridere ma senza smettere di dar da pensare. Poco tempo fa mi parlava di un secondo romanzo che sarebbe uscito a metà febbraio, se tutto fosse andato come doveva. A quanto pare è filato tutto liscio, infatti La banda degli invisibili dal 15 febbraio è in libreria. Questa volta, però, l’abbiamo intervistato.

Di quale aspetto di Giulia 1300 e altri miracoli di cui hai avuto più cura? Quello di cui vai più orgoglioso. Forse il modo in cui hai dato vita ai personaggi, ognuno con le sue sfumature, o il tuo stile così piacevole, o magari il messaggio: come quello dei vuoti che lascia la mafia…
L’aspetto di cui ho avuto più cura è la storia nel suo complesso, ho lavorato per renderla immediata, significativa e interessante. Ho cercato di dosare spensieratezza e spessore, comicità e analisi. […]

Intervista a Fabrizio Piazza di Modusvivendi a Palermo

Intervista a Francesco Mecozzi della Libreria Giufà di Roma

Intervista a Massimo Carlotto: “Devo tutto alle librerie indipendenti”

Intervista ad Aldo Addis della Libreria Internazionale Koinè di Sassari

Intervista a Lavinia Manfrotto della Libreria di Palazzo Roberti

Intervista a Claudio Moretti della Libreria Marco Polo di Venezia

Eventi e Mostre

#SalTo30, Lo scrittore e il suo doppio: la conversazione di Annie Ernaux e Lorenzo Flabbi a Salone del Libro

#Scrittori In Ascolto – Massimo Carlotto

Aperitivo con Fabio Bartolomei | Incontri a cura delle Edizioni e/o

La realtà secondo Guttuso, in mostra al Vittoriano

Libri come 2013 | Festa del libro e della lettura

#CritiCOMICS e #CriticARTe: Valentina Movie, la mostra

E se ci si incontrasse virtualmente per parlare di libri?, su Critica Letteraria

Incontro con Paolo di Paolo a Più libri più liberi 2014

Presentazione dei Consigli inutili di Malerba a Più libri più liberi 2014

Incontro con Maurizio Ceccato, su Via dei serpenti

Incontro con Leonardo Luccone, su Via dei serpenti

#LeParoleDimenticate al Salone del Libro di Torino 2016

#SalTo15 – Christian Raimo e Nicola Lagioia dialogano sui libri da non perdere al Salone del Libro di Torino

Più libri più liberi 2014: presentazione dei Consigli inutili di Luigi Malerba

Più Libri Più Liberi 2014: Paolo Di Paolo presenta Orlando Esplorazioni

Pillole d’autore

Pillole di Autore – Flaubert su Madame Bovary e il mestiere di scrivere

Pillole d’Autore: “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati

Pillole d’Autore: Lewis Carroll e Pietro Citati

Pillole d’autore: Grandi Speranze di Charles Dickens

Pillole d’autore: Lolita di Nabokov

Cinema e Letteratura

#CritiCINEMA – I 50 anni de Il Gattopardo di Luchino Visconti

Comics e Manga

#CritiComics: Joséphine 2. Va tutto bene, di Pénélope Bagieu

#CriticComics: La mia vita è assolutamente affascinante, di Pénélope Bagieu

#CritiComics: Daria

#CritiCOMICS: Mademoiselle Anne (Haikara-san ga Tōru)

#CritiCOMICS: Death Note, scriverò la tua morte nero su bianco

#CritiComics: Papà Gambalunga (Watashi no Ashinaga Ojisan)

CritiComics: Caro Fratello

#CritiCOMICS: Sessualità e fumetti. Un confronto tra comics e manga

#CritiCOMICS: Video Girl Ai

#CritiCOMICS: Kimagure Orange Road

 Politica e attualità

I grillini e quella frase su Pertini: “Se vi ricordate…”

La lenta agonia delle librerie storiche italiane e la cultura da supermarket

Ricordo di Pino Daniele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...