Scoprire Segantini alla Galleria d’Arte Moderna di Milano

Nell’anniversario della morte del pittore che celebrò le montagne con la tecnica divisionista, il racconto di una doppia visita a uno dei musei più belli della città

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Segantini, Gli amanti alla fonte della vita, olio su tela, 1896

Il ricordo di Segantini mi porta a quello di una mattina d’estate, quando ho visitato la Galleria d’Arte Moderna di Milano: uno splendido palazzo che nasconde la vista più bella di sé in un giardino misterioso al quale si può accedere solo in compagnia di un bambino.

P1010377La collezione

Anzitutto l’arte. Passeggiando da una sala all’altra si avverte l’estrema cura delle opere e anche molta attenzione alla disposizione: le une dialogano con le altre e anche per questo fotografarle è stato piacevole, sono infinite le combinazioni con le quali si può dare valore a queste assonanze. Ad esempio, nella sala XVI La lettrice di Federico Faruffini (1865) dialoga con La leggitrice, la scultura di Pietro Magni (1864) e anche con la Fanciulla intenta a scrivere di Giovanni Spertini (1866), volti eterei ben diversi dalla Cleopatra di Mosè Bianchi (1865) così procace e tormentata.

La selezione dedicata alla Scapigliatura accoglie una lunga sala con le opere di Medardo Rosso, particolarmente suggestive per i giochi di luce che la cera modellata offre allo sguardo.

Le opere di Segantini

Confesso che era questo il motivo più importante della mia visita: avevo visto Le cattive madri a Vienna, altri suoi dipinti d’ispirazione montana a Londra e mi sembrava magnifico sapere nella collezione permanente della Galleria avrei sempre potuto ammirare Segantini, soprattutto grazie all’Abbonamento Musei Lombardia Milano, che mi permette di tornare ogni volta che mi va. Di Segantini mi piacciono i soggetti, così ispirati alla sua vita in Engadina e così dettati anche da un immaginario ricco di figure femminili eteree o tormentate, viste col filtro del credo religioso; mi piace la tecnica, perfetta per raccontare la luce accecante della montagna, quella di una distesa di neve, quella di una lampada, di notte, o quella mistica delle creature ultraterrene. Un insieme di immagini tratte da una vita semplice, trascorsa al ritmo della natura e di una sovrannaturale frutto del suo modo personale di vivere la fede.

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L’incantevole giardino dedicato ai più piccoli

Mi sarebbe dispiaciuto non poter accedere al giardino solo perché non ero accompagnata da un bambino, così ho provato comunque a entrare e grazie a un piccolo escamotage sono riuscita a visitarlo. Bisogna inoltrarsi là dove gli alberi si fanno più fitti per goderne appieno, oltre il prato all’inglese, perché tra i rami si ha modo di intravedere la bella facciata in stile neoclassico, luminosissima; nel giardino, oltre ai giochi per i più piccoli cui è giustamente dedicato, c’è anche un piccolo specchio d’acqua, dal quale la vista del palazzo è ancora più suggestiva e anche quella vale la visita, soprattutto se muniti di una macchina fotografica.

Il bello dell’Abbonamento ai musei: poter tornare a visitare musei e luoghi d’arte

Un buon lettore è un rilettore, diceva Nabokov, e io credo che il detto valga anche per le altre arti, incluse quelle visive. E non perché in alcuni momenti le sale museali siano affollate e la visita non avviene nelle condizioni ideali, ma perché ogni volta che si torna a vedere un’opera si possono scoprire nuovi particolari che non avevamo notato e si può familiarizzare con l’uso dei colori, la pennellata e con l’idea che l’autore aveva in mente di comunicare; ecco perché quando sono ritornata alla GAM mi sono presa un po’ più di tempo per me, per appuntare qualche riflessione, fare le foto che la prima volta non avevo fatto e per visitare il giardino, nonché approfittare delle panche davanti ai Segantini e godermeli in tutta tranquillità. Ancora una volta.

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Marinetti avrebbe gridato allo scandalo | La Centrale Montemartini

Quando si entra alla Centrale Montemartini, colpisce subito l’odore tipico del grasso che unge le macchine in funzione. Sono spente da anni, ma l’odore è ancora quello. E stride con le forme gentili delle statue antiche, ancor di più il nero delle montagne di ferro con le copie di sculture in pietra chiara.

Era una centrale termoelettrica, all’inizio del Novecento, oggi è un esempio affascinante della cosidetta archeologia industriale; per una scelta felice custodisce una parte di copie greche che si trovavano ai Musei Capitolini: doveva trattarsi di una breve permanenza, in attesa che i locali del complesso capitolino fossero ristrutturati, invece la Centrale è divenuta sede definitiva delle sculture.

fonte: web
fonte: web

Questa foto che ho trovato on line mi ricorda perché ad un iniziale entusiasmo è seguita un po’ di malinconia, mentre mi domandavo se l’uomo abbia ancora il desiderio di concepire opere simili. Continua a leggere “Marinetti avrebbe gridato allo scandalo | La Centrale Montemartini”