Qualche riflessione su “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli

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Gina Pane

Quand’ero piccola assegnavo il mio nome a qualunque cosa rotta, alle bambole a cui mia madre attuava scalpatura come figurazione tangibile d’una punizione senza possibile redenzione.

Mescolo tutto, menzione speciale al Premio Calvino 2015 e pubblicato da Tunué, è il primo libro di Yasmin Incretolli, ventiduenne romana. Quando si legge questo romanzo la prima riflessione riguarda la lingua; sembra che molti libri su cui gli editori oggi scelgono di puntare  vogliano farci dimenticare quanto sia importante il lavoro di uno scrittore sulla propria lingua. Si direbbe invece che Vanni Santoni, editor della collana Tunué, non voglia rinunciare ai libri in cui la lingua non è scontata, a giudicare dal romanzo di Incretolli e da Lo Scuru di Orazio Labbate, in particolare.

MescoloTutto-1La lingua di Incretolli è ricca di termini ricercati o desueti, locuzioni tratte dal linguaggio giovanile e sperimentalismi; non basta leggere qualche citazione per capire la sua ricerca, bisogna affrontare tutto il romanzo, perché è l’insieme di quei periodi contratti che racconta il disagio della protagonista: in questo senso la lingua dell’autrice ha una precisa direzione, funzionale sia ai fini della scrittura che alle intenzioni del personaggio. Ecco in che modo. Maria ha una storia familiare disastrosa, la nonna, l’unica che abbia parlato il linguaggio dell’amore con lei, è morta; da allora Maria si ferisce, tornando a quell’unica lingua che conosce, quella del dolore. Ed è una manifestazione della sofferenza anche il suo modo di esprimersi, usato come una barriera nei confronti degli altri. Mi vengono in mente altri personaggi femminili caratterizzati da una lingua diversa; ad esempio Tommaso Landolfi, per far sentire al lettore il loro malessere, la loro diversità, nega la punteggiatura ai discorsi di alcune protagoniste, come fossero un fiume ininterrotto di parole. L’autrice di Mescolo tutto, invece, fa raccontare alla protagonista le sue vicende con un periodare contratto, a tratti telegrafico, dove fa a meno di articoli, particelle o altre parti del discorso, e le frasi si condensano in poche parole che  rendono il dolore in tutta la sua intensità; il romanzo è un climax, in questo senso: maggiore è la tensione, più la trama corre verso un punto di rottura degli schemi, più il periodo si contrae.

Da frasi come

Mia madre, la stronza, ha venduto metri di libri all’Ibs in via Nazionale, per saldare, dice, certi debiti che non m’è dato sapere. Libri scolastici, romanzi, perfino i classici ereditati dalla progenitrice. Pure il dizionario si è venduta, la cagna.

l’autrice approda a frasi come:

L’antimeridiana seguente contatto e fiducia alla psicologa istituzionale.

[…] L’accaduto trova accoppiamento con la scoperta d’autoinflitte ustioni nicotiniche, l’anno prima. Se l’etichetta avuta fin lì riportava emarginata, alla doppietta l’imballaggio conclude in effettivo mostro circense, fenomeno grottesco, freak.

[…] Strizzacervelli signora sottuttoio m’interroga su sensazioni provate negli imputati momenti.

Nelle recensioni al libro e nelle interviste all’autrice si legge che insieme a Maria il protagonista del libro è il dolore.

Incido la pelle. Incido crucci psichici e frustrazioni. […]

Sangue. Sangue su tutto il braccio. Stringhe vermiglie s’intrecciano rapprendendosi in più segni complanari ch’analizzo come codice alchemico colmo di romanticismo. […]

I tagli, nient’altro che incantate fessure, ante socchiuse: spioncini dai quali è concesso sbirciare un pezzetto d’archè.

Questi motivi sono ispirati a Gina Pane, esponente della body art negli anni settanta, che in diverse performance si tagliò con una lametta o con spine di rosa. Anche per lei il taglio è un mezzo per aprire un dialogo, ragionare sul proprio corpo, ma anche sull’amore per gli altri e per i diritti civili, politici e ambientali. Le sue performance infatti andavano oltre l’esperienza artistica, puntavano a una riflessione politica. Quanto all’amore e alle ferite, la citazione in esergo al libro di Incretolli è emblematica: «Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il vostro sangue, è per amore vostro: l’altro».
Il romanzo è intriso di elementi riconducibili al sentimento della perdita e all’annientamento di sé, dove la delusione amorosa prelude a una fuga e a pessimi incontri. A mio avviso la scrittrice non va cercata nella trama esile del romanzo, ma nella ricerca linguistica — già matura — che caratterizza le sue pagine.

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