Tomorrow’s modern boxes – Thom Yorke

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È passato qualche giorno dall’uscita dell’ultimo album di Thom Yorke, Tomorrow’s modern boxes. Quando esce un suo album − da solista o meno − il primo ascolto è sempre una sorpresa, è come aprire una scatola piena di cose che non si conoscono, ma che ci sembrano bellissime a prima vista. Su quegli oggetti si dovrà tornare più e più volte per capirne la funzione e per apprezzarne la forma, ma per godere della loro bellezza si dovranno imparare a memoria, come un cieco che vede al tatto. E dopo il primo ascolto, quelle prime impressioni cambieranno prepotentemente al secondo, al terzo, al decimo ascolto, e poi via di anno in anno, alla scoperta di quelle tracce che sembravano incomprensibili e che invece diventano quelle più apprezzate, le preferite.

Mi è successo questo con The Eraser, il primo album solista di Yorke. A distanza di tempo non riesco a smettere di ascoltarlo e di anno in anno apprezzo ogni traccia in modo diverso. Se state cercando un prosieguo di quest’album, rinunciate pure alle nuove tracceTomorrow’s modern boxes è lontano da quell’esperienza, è un altro album solista di quello stesso autore, è vero, ma è un altro Yorke, quello che ci ha abituati a un mutamento costante del suo fare musica.

Questa volta a primo ascolto viene da immaginare Yorke alle prese col synth nel gioco di una sera; man mano che si ascoltano le tracce, invece, si intuisce il lavoro che c’è dietro, si tocca con mano l’evoluzione. A brain in a bottle spacca. Non c’è altro modo di dirlo, mi è piaciuta al primo ascolto e non è un caso sia il primo singolo e il primo brano dell’album; un amore a primo ascolto è stata Guess again!, che risulta anche una delle preferite, stando ai commenti sui social. Note di pianoforte riconoscibili nello stile di Yorke. The modern lode è una di quelle tracce irregolari, in cui il ritmo muta e che, lo so, tra qualche tempo non smetterò di ascoltare: quello che ora al mio orecchio sembra troppo irregolare tra un po’ suonerà matematicamente perfetto. Truth ray da un giornalista della Stampa è stata definita “una preghiera laica”, e io sono dello stesso avviso. È luminosa. Se non si ascolta Pink section non si comprende appieno la traccia seguente, Nose grows some, al momento la mia ossessione quotidiana, ho periodicamente voglia di sentirla; quando nella mia memoria non risuona fedele all’originale e comincia a distorcersi metto le cuffie.

Mi manca la musica di The Eraser, che continuerò a ritenere un album straordinario, una pietra miliare. Più alto di Tomorrow’s modern boxes.

Ma Yorke ci ha abituati a musica così bella e unica che mancherà sempre, anche quando te ne regalerà una altrettanto bella, ma in modo diverso.

– Dov’è Yorke di The Eraser?

– Ha scritto Tomorrow’s modern boxes.

– Ah. Wow. A d o r o.

– Ma dov’è Yorke di The Eraser?

– …

Non sapevo mi piacesse l’elettronica, non sapevo mi sarebbe piaciuta la musica sperimentale, eppure è quella a cui i Radiohead mi hanno abituata, docilmente; ai ritmi spezzati, ai suoni distorti, più ricchi, sebbene minimali, sempre più assottigliati. E quando cerco di inquadrare i lavori Yorke in un genere in particolare penso solo che la sua musica non ha un’etichetta ben definita: è la musica di Thom Yorke e basta.

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