La voce di Tomasi di Lampedusa

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Mia madre mi diceva di leggerlo, ma io non ne volevo sapere. Quel Gattopardo lo presi in mano a 14 anni e lo posai poche pagine dopo. A 19, però, due professori proposero un corso monografico sullo spazio nella letteratura: potevamo lavorare, a scelta, su Verga o su Tomasi di Lampedusa. A naso, mi sembrò che Tomasi avesse un respiro più internazionale, meno soffocante della povertà del Ciclo dei Vinti di Verga, così scelsi Il Gattopardo, finalmente. 

Certi scrittori morti ti mancano. Ma hanno lasciato qualcosa di così immenso da poter sperare di sentir sempre parlare di loro, di intravedere in libreria qualcosa che li riguardi. In fondo non sono poi così morti.

Scrivevo qui un po’ di tempo fa e da allora non ho atteso tanto. C’è uno scrittore che ama il racconto, come genere letterario; ne scrive di bellissimi, ne legge di continuo, ha la cultura del racconto. Ha incontrato La sirena di Tomasi di Lampedusa e ne è rimasto colpito a tal punto da scriverci un pezzo, è Luca Ricci. A me è piaciuto moltissimo leggere il suo Mabel dice sì, quindi sapere di questa passione per il racconto di Lampedusa è stata una bellissima sorpresa, di quelle che appena le scopri sorridi da un orecchio all’altro.

La sorpresa più bella, però, è stata scoprire una nuova edizione molto particolare del racconto: un cofanetto Feltrinelli con un CD su cui è registrata la voce di Lampedusa che legge il suo testo. Sono corsa in libreria, dove ho cominciato a cercare tra gli autori con la T. Sfilo il cofanetto dallo scaffale e non faccio in tempo a guardarlo che qualcuno me lo toglie delicatamente dalle mani. “E’ il migliore racconto italiano del ‘900”, dice. Lo so, rispondo, su Tomasi di Lampedusa ho fatto la tesi di laurea. E’ un poco più che cinquantenne, mi fa domande sulla tesi, sul professore, mentre scartabella questo e quel libro. “Questo è un bel romanzo”, dice agguantando La storia di Elsa Morante, io gli dico che non l’ho ancora letto e lui me lo regala. “Lampedusa è morto a Roma, c’è una lapide in suo ricordo a piazza Indipendenza”, “Grazie, ma come faccio a trovarla?” dico riferendomi a lui, non alla lapide. Sta già uscendo dalla libreria coi suoi figli, allarga le braccia. Subito dopo sfoglio il libro della Morante e trovo un pezzo di carta su cui un indirizzo email era stato scritto a penna.

“C’è anche qualcun altro che ti regala dei libri”, dice il mio ragazzo. Aveva preso per me Il segreto del bosco vecchio scritto e illustrato da Buzzati. Che scelta delicata, penso. Il regalo più bello.

Lampedusa pensavo avesse una voce grave. Il tizio in libreria invece l’aveva definita nasale…aveva ragione.

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