Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, un manifesto

Fonte: volanodesign.wordpress.com
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C’era una volta Guy Montag, che non aveva un solo dubbio al mondo. Bruciava i libri per lavoro, in un mondo in cui i pompieri venivano chiamati per appiccare il fuoco e non per spegnerlo. In un immaginario futuro, Bradbury colloca una vera e propria dittatura, che impedisce il possesso dei libri, che con vari espedienti fa sì che la gente non possa fermarsi troppo a pensare. Questo classico della letteratura distopica può essere per vari motivi accostato a 1984 di Orwell: entrambi descrivono un futuro nefasto, fatto di tirannie, ma mentre sentiamo che nel capolavoro orwelliano l’oppressione è più manifesta, palpabile, nel romanzo Fahrenheit 451 si percepisce in modo particolare durante i roghi notturni dei libri. Uno straordinario personaggio insinua il dubbio nella vita di Guy, si chiama Clarisse, una ragazza che ha il gusto per le piccole cose; con delle semplici domande compie un atto rivoluzionario: gli chiede se è felice, il lettore intuisce che lei dev’essere imbevuta di libri.

No, non era felice. Non era felice. Si ripetè le parole mentalmente. Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n’era andata per il prato con la maschera e non c’era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla.

Da quel momento Guy mette in discussione tutta la sua vita, momento per momento, anche perché Clarisse gli ha già proposto un’immagine precisa della società in cui vivono:

[…] Non si fanno domande, o almeno quasi nessuno le fa; loro hanno già le risposte pronte, su misura, e ve le sparano contro in rapida successione, bang, bang, bang, e intanto noi stiamo sedute là per più di quattro ore di lezione con proiezioni. Tutto ciò per me non è sociale. E’ tutta acqua rovesciata a torrenti, risciacquatura è, mentre loro ci dicono che è vino quando non lo è. Ci riducono in condizioni così pietose, quando viene la sera, che non possiamo fare altro che andarcene a letto o rifugiarci in qualche Parco di divertimenti a canzonare o provocare la gente, a spaccare i vetri nel Padiglione degli spaccavetri o a scassare automobili […].

In seguito un altro avvenimento sconvolge la vita di Guy Montag: durante uno dei roghi notturni, una donna si lascia morire con i suoi libri.

“Tu non c’eri, stanotte, non l’hai veduta” riprese lui. “Ci dev’essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. E’ evidente!”

Alle persone che vivono assuefatte dal regime vengono meno i ricordi. Non è matematico o indotto, è una conseguenza, poichè la storia è andata bruciata con i libri e sembra che la capacità di ricordare l’abbia seguita tra le fiamme.

Uno dei passi più significativi del libro resta senza dubbio la visita del capitano Beatty al suo sottoposto Montag, in cui i motivi del regime vengono snocciolati uno dopo l’altro: il sapere ridotto all’osso, l’assenza di ogni piccola occasione in cui si può rimanere a pensare, l’aumento delle attività sportive, le minoranze tenute a bada, il rogo di qualsiasi libro. L’uomo è in cerca della felicità, dello svago e il regime offre tutti gli strumenti per non potersi fermare a pensare, perché il pensiero, la lettura non sono altro che un veicolo di malinconia, di tristezza.

Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti che è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza.

La sensazione di aver perso la libertà e la giustizia non può che sfociare in rabbia e tristezza, ma lo stato d’animo di cui parla Beatty è quello di una profonda coscienza di sé:  può derivare solo da una “concentrazione completa” su noi stessi e porta con sé la melanconia, per dirla con Klibansky, Saxl e Panofsky, autori del bellissimo Saturno e la melanconia.

Altro valore che Bradbury consacra in questo romanzo è la memoria:

Forse i libri possono aiutarci a uscire un po’ da queste tenebre. Potrebbero impedirci di ripetere sempre gli stessi errori pazzeschi!

I libri custodiscono dunque il pensiero dell’uomo, la sua storia, offrono la possibilità di riflettere, per accrescere la propria consapevolezza di sé. Rimandano a momenti di melanconia, di pensieri fruttuosi.

Il terzo personaggio cui Bradbury mette in bocca osservazioni importanti è Faber, non a caso, un nome che indica un artefice; stavolta però non parla di ciò che il regime ha tolto, ma di ciò di cui ogni uomo avrebbe bisogno:

Numero uno: sapete perché libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo.

Dopo la sostanza è la volta del tempo libero, tempo libero per pensare liberamente, quindi “il diritto di agire in base a ciò che apprendiamo dall’influenza che le prime due possono esercitare su di noi”.

Le cose che voi cercate, Montag, sono su questa terra, ma il solo modo per cui l’uomo medio potrà vederne il novantanove per cento sarà un libro.

Un romanzo, un’appassionata difesa della letteratura, dell’attività intellettuale e della libertà di riflessione; una profezia triste, perché leggendolo ci si può immedesimare molte volte, si può sentire che alcune frasi sono come una seconda pelle, per noi.

L’intera cultura è stata pugnalata nella schiena.

In 1984, Orwell non lascia spazio ad un lieto fine, per Bradbury invece la speranza migliore risiede nelle persone che, non potendo più leggere i libri, portano dentro il ricordo di un’opera in particolare:

“Trasmetteremo i libri ai nostri figli, oralmente, e lasceremo ai nostri figli il compito di fare altrettanto coi loro discendenti. Naturalmente, molte cose andranno perdute, con questo sistema. Ma non puoi obbligare la gente ad ascoltare se non vuole. Dovrà tuttavia venire a noi a suo tempo, chiedendosi che cosa esattamente sia accaduto e perché il mondo sia scoppiato in aria sotto il suo governo. Non può durare così”.

“Ma in quanti siete voi altri?”

“A migliaia, sulle autostrade, lungo le ferrovie abbandonate, vagabondi all’esterno, biblioteche dentro.”

Le persone incarnano i libri, sono la speranza della memoria e della sostanza.

E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Ricordiamo.

Il messaggio sul valore della memoria è veramente prezioso. Racconta uno dei personaggi, che la Fenice rinasce sempre dalle sue ceneri, ma non avendo possibilità di ricordare, ricomincia sempre daccapo. L’uomo ha il vantaggio della memoria, può leggere i libri e sapere, può ricordare, per non essere condannato a ripetere gli stessi errori, sempre. E’ per questi motivi che, oltre ad un valore puramente letterario – lo stile di Bradbury rapisce – Fahrenheit 451 ha un valore sociale, per gli insegnamenti che porta tra le sue pagine: insegnamenti al livello politico, culturale, ideologico e, soprattutto, umano.

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